La "Lenticchia i Villalba" trae la sua denominazione dal paesino siciliano di origine, Villalba, piccolo centro rurale situato al centro della Sicilia, in provincia di Caltanissetta, fondato nel XVIII secolo dal Marchese Palmeri.
A Villalba, la coltivazione della lenticchia (al pari delle altre leguminose da granella) ha avuto lo scopo di rappresentare la fonte di proteine vegetali per l'alimentazione delle famiglie dei contadini che popolavano il paese.
Gli agricoltori locali, partendo da materiale genetico disomogeneo, cominciarorono già alla fine del 1800 a praticare la classica selezione massale, utilizzando come materiale da riproduzione i semi più grossi ottenuti dalla cosiddetta "ammannata". Questa pratica, nel corso degli anni, riuscì a fissare nella popolazione di questo ecotipo il carattere di macrosperma (il diametro medio della granella arriva a 6-8 mm) con una tipica colorazione verde del tegumento (parte esterna).
STORIA:
Durante la Prima Guerra Mondiale la "Lenticchia di Villalba" ha assolto il compito di assicurare alla popolazione agricola villalbese la principale fonte di proteine, arrivando persino a costituire il compenso spettante ai braccianti che prestavano la loro manodopera nei campi (infatti, feudatari, borghesi, mezzadri e gabellotti erano soliti investire una parte della terra a loro disposizione a lenticchie per poi nutrire o addirittura pagare la manodopera necessaria durante la mietitura e la trebbiatura del grano).
Dagli anni '20 in poi, Villalba divenne vero e proprio centro di coltivazione e commercializzazione della lenticchia, nacquero le prime macchine selezionatrici, si abbozzarono le prime forme di confezionamento ed il prodotto iniziò a seguire le vie dell'emigrazione siciliana, per cui questo ecotipo acquistò una valenza tale da essere elevato al rango di vero e proprio "prodotto agro-alimentare tradizionale siciliano".
Il progetto di valorizzazione della "Lenticchia di Villalba" ebbe inizio nei lontani anni '50 attraverso la costituzione di una società di produttori di lenticchie (So.Pro.Le) la quale, in collaborazione con il Consorzio Agrario di Caltanissetta, nel periodo compreso tra gli anni '30 e '60, riuscì a commercializzare il legume nelle zone del nord Italia e sui mercati di Germania, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera ed in maniera più marcata nella costa orientale degli Stati uniti d'America.
Purtoppo, l'avvento della meccanizzazione agricola, dagli anni '70 a seguire, decretò di fatto il quasi abbandono della sua coltivazione, relegandola al solo consumo familiare, per via del fatto che questa, effettuata per lo più manualmente, rese la produzione di Lenticchia antieconomica, in relazione al costo della manodopera.
Il progetto di valorizzazione venne ripreso nel 1999, quando l'Amministrazione Comunale istituì un Comitato Scientifico di Ricerca in collaborazione con C.N.R. di Bari, il cui lavoro condusse all'individuazione delle caratteristiche organolettiche del legume, classificandolo come uno dei tre ecotipi italiani di lenticchie.
Da lì a seguere, l'azienda agricola Tatano intraprese un successivo percorso di studi con il Consorzio Regionale di Ricerca "G.P. Ballatore" e con l'E.N.S.E. (Ente Nazionale Sementi Elette) di Palermo (oggi C.R.E.A.) che portò alla caratterizzazione morfo-fisiologica della "Lenticchia di Villalba, successivamente la nostra azienda, nel 2007, assieme ad alcuni giovani agricoltori locali, divenne fondatrice del Consorzio Volontario di Tutela e Valorizzazione della Lenticchia di Villalba, il cui obiettivo è ottenere il Riconoscimento Comunitario del Marchio D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta).
Bisogna arrivare poi all'Ottobre del 2012, anno in cui la "Lenticchia di Villalba" ottenne il primo vero e prestigioso riconoscimento internazionale divenendo Presìdio Slow Food.
(I Presìdi sono progetti di Slow Food che tutelano piccole produzioni di qualità, da salvaguardare e realizzare secondopratiche tradizionali).
PROPRIETA:
Coltivata su terreni prevalentemente argillosi e compatti, oltre ad avere un elevato grado di sapidità, ha la particolarità di non sfaldarsi durante la cottura (58 minuti circa).
La sua forma si distingue dalle altre per l’ampio diametro dei semi e per la sua forma piatta (ndr. CNR Bari).
È un alimento a basso tono di glicemia e pertanto indicato nella dieta dei diabetici, ha un elevato valore nutrizionale, con una media di contenuto proteico del 26% e il 10% di contenuto in ferro. (ndr CNR Bari
COME VIENE COLTIVATA LA "LENTICCHIA DI VILLALBA"
La tecnica di coltivazione della “Lenticchia di Villalba” prevede:
- la preparazione del letto di semina sin dall’inizio di ottobre con lavorazioni superficiali atte a rimuovere le infestanti ed affinare il terreno;
- la semina, che decorre dalla seconda metà di novembre alla fine di gennaio (a seconda della tipologia e dell’esposizione del terreno);
la quantità di seme che viene utilizzato è di circa 120 kg per ettaro e dipende della distanza tra le file che generalmente distano tra loro 30/40 cm)
- le sarchiature del terreno che vengono eseguite manualmente e meccanicamente tra il mese di febbraio ed il mese di aprile e che risultano utili ed efficaci per il controllo delle erbe infestanti;
- la raccolta, effettuata tra il mese di giugno ed il mese di luglio, che prevede 2 fasi separate:
la MIETITURA delle piante che hanno cambiato la loro colorazione dal verde al giallo, in questa fase le piante vengono disposte in fasci o covoni (o manate) sul terreno per la loro essiccazione
la TREBBIATURA, fase che avviene dai 10 ai 15 giorni dopo la mietitura e la disposizione in fasci, durante la quale dai covoni ormai essiccati vengono divise la paglia dalla granella (lenticchie). La distinzione in due distinte fasi separate della raccolta ha il duplice scopo di conferire alla “Lenticchia di Villalba” il caratteristico colore verde e di preservarne intatte le caratteristiche organolettiche.
- La granella viene quindi, ripulita dalle impurità e messa all’interno di celle frigorifere da congelamento oppure all’interno di contenitori nei quali viene creata una condizione di anaerobiosi (assenza di ossigeno) al fine di evitare lo sviluppo del tonchio (gaddrineddra o papazzana); trascorsa qualche settimana, le celle o i contenitori vengono riaperti, si effettua un’ulteriore pulizia manuale delle lenticchie che vengono poi confezionate ed immesse sul mercato.




















